PROGETTO "ATTESE EDUCATIVE": DUE ANNI DOPO

 

A conclusione dell’intervento del Progetto "Attese Educative", Iniziativa Occupazione Settore Integra II Fase, promosso ed attuato dalla Cooperativa Sociale Europa, si presentano qui alcune sintetiche considerazioni con l’obiettivo di offrire delle indicazioni di verifica sull’esperienza condotta e di stimolare la messa in atto di quei meccanismi capaci di favorire la riproducibilità e la trasferibilità dell’iniziativa (effetto moltiplicatore) anche in altri contesti non direttamente coinvolti nel progetto, attraverso le attività di diffusione e di informazione. Il seguente articolo è finalizzato a presentare l’Iniziativa comunitaria Occupazione Integra e la Cooperativa Sociale Europa, a descrivere il Progetto "Attese Educative" nelle sue fasi e nelle attività realizzate e a presentare alcuni risultati e considerazioni, rimandando ulteriori approfondimenti in altra sede a chiunque intenda conoscere in modo più specifico la nostra esperienza.


Iniziativa Comunitaria Occupazione Integra

L’Iniziativa Comunitaria Occupazione Settore Integra è una scelta politica della Commissione europea di istituire un nuovo canale di finanziamento che avviene in un contesto europeo caratterizzato da dinamiche occupazionali sfavorevoli all’inserimento di nuovi soggetti ed in particolare di quelli a più difficile collocamento sul mercato con il conseguente ampliamento delle sacche di marginalità.

I progetti, come quello di "Attese Educative" sono, quindi, da intendersi come laboratori di percorsi sperimentali per l’inserimento occupazionale di quei soggetti, nel nostro caso educatori professionali, che compongono il mosaico della nuova marginalità sociale ed economica sia nazionale che europea.

L’attività transnazionale, che rappresenta un altro aspetto innovativo dell’Iniziativa Occupazione, intende rispondere a tale finalità attraverso la costituzione di una rete permanente fra i partners dei progetti simili nell’avere una mission ed un background comuni.

Il Progetto "Attese Educative" aderisce al progetto transnazionale Genus, i cui partners ( italiani, spagnoli e francesi) si sono posti l’obiettivo , attraverso gli scambi di know how, il confronto delle metodologie e delle esperienze relative ai sistemi formativi in essere sui rispettivi Stati membri, di sviluppare approcci condivisi alla concettualizzazione di temi relativi alla formazione continua di operatori sociali e formatori individuando ipotesi di soluzioni alle problematiche connesse.


Chi siamo

E’ necessario modificare l’approccio al problema dell’esclusione sociale non più in termini di risposta istituzionale all’insorgere di un’emergenza sociale bensì a favore di interventi integrati (connessi con altre iniziative locali) e complessi (in termini di azioni) volti alla riduzione della marginalità grazie all’integrazione economica dei gruppi che la compongono.

La realizzazione di un intervento con le caratteristiche di Occupazione (transnazionalità, innovatività, trasferibilità, approccio bottom up) può avere ricadute indirette sull’organizzazione del lavoro, sulla cultura di quella specifica istituzione pubblica locale in termini di maggiore apertura al dialogo con altri partner locali ed europei.


Finalità del progetto

Il Progetto "Attese Educative" si è posto i seguenti obiettivi:

La realizzazione di tali finalità rimanda alla costruzione di una rete che coinvolga le diverse realtà ed esperienze presenti sul territorio in grado di, in base al principio del coordinamento funzionalmente integrato, tenere presente i nuovi bisogni sociali emergenti finora non presi in considerazione da altri interventi formativi come i nuovi adolescenti, i malati terminali, i nomadi ed immigrati e individuare le possibili soluzioni nella formazione permanente e continua per quegli operatori sociali, come l’educatore professionale, a rischio di perdita delle professionalità acquisite, continuamente chiamati in causa ad affrontare problematiche sociali sempre più complesse che richiedono un approfondimento ed un aggiornamento continuo .


Fase di progettazione e di ricerca.

Il Progetto "Attese Educative" si è articolato lungo diverse fasi e, a partire da un’idea iniziale promossa dalla Cooperativa Europa (il "canovaccio "), strettamente collegata agli interventi di politica del lavoro e di politica sociale sia del Comune di Roma che della Regione Lazio investite dal fenomeno di crisi occupazionale e dall’emergere di nuovi bisogni formativi, ha visto un coinvolgimento sempre più allargato dei diversi soggetti del territorio che hanno contribuito alla realizzazione del progetto stesso.

Dopo la progettazione dell’intervento che è stata la fase iniziale in cui sono state definite priorità e finalità del progetto inteso a promuovere l’occupazione in quei settori ancora innovativi a maggiore probabilità di espansione sia nella domanda che nell’offerta, è stata avviata l’attività di ricerca con l’obiettivo di rilevare, censire e classificare i bisogni formativi.

Articolata in modo qualiquantitativo, l’ indagine ha permesso il contatto con le diverse realtà nel campo della formazione professionale sia del pubblico che del privato sociale e dell’associazionismo locale ( Assessorato alle Politiche Giovanili e alla Formazione Professionale della Regione Lazio, C.i.l.o., Centro formazione professionale Regione Lazio, Eiss, Anapia, Università, ecc.)

Le interviste semistrutturate con gli attori- chiave del settore hanno evidenziato la carenza di corsi di aggiornamento per gli educatori professionali nei settori da noi proposti (malati terminali, nomadi ed immigrati, nuovi adolescenti) e il rischio di esclusione dal mercato del lavoro di tale categoria di operatori sociali, per cui, tra l’altro, sono state avviate una serie di iniziative di carattere normativo per il riconoscimento del ruolo e del profilo professionale.

La ricerca documentaria, realizzata in collaborazione con alcune associazioni locali, col pubblico e con il privato sociale ( Archivio immigrazione, Cooperativa Anver, Istat, Istituto di Bioetica, Cooperativa Osa, Facoltà di sociologia, Caritas, ecc. ) ha permesso la raccolta di materiale per impostare il corso di formazione in modo qualitativamente valido e di selezionare i docenti in funzione della loro esperienza diretta sul campo, al fine di rispondere all’esigenza dei progetti Integra di lottare contro la discriminazione delle categorie svantaggiate e di facilitare percorsi individuali di inserimento professionale nella realtà locale.

Il fabbisogno formativo nei settori da noi individuati ha trovato conferma nell’analisi quantitativa di 85 questionari somministrati a soggetti già in possesso del titolo di educatore professionale . Il 70% dei soggetti indagati ha affermato la necessità di affrontare nuove tematiche anche se ha già svolto il corso di base, soprattutto per acquisire nuovi strumenti di lavoro e per avere una maggiore possibilità di inserimento lavorativo. Il 54% ritiene di avere un’insufficiente preparazione nel settore degli immigrati e il 67% non ha mai lavorato con i nomadi.

Più del 50% ritiene insufficiente la competenza e l’esperienza lavorativa nell’ambito dei malati terminali, mentre sui nuovi adolescenti il 36% ritiene avere sufficiente competenza, ma insufficiente esperienza lavorativa. Il settore dell’imprenditorialità risulta sconosciuto al 60% degli intervistati. L’88% non ha frequentato corsi di aggiornamento utili per acquisire nuovi strumenti di lavoro (64%), nuove competenze (53%) e capacità relazionali( 53%). Il 75% dei soggetti intervistati ha risposto affermativamente alla domanda sull’importanza della formazione continua e permanente per migliorarsi professionalmente.


Fase della promozione e della selezione dei partecipanti

La fase successiva, quella promozionale, ha avuto come attività principali l’avvio di contatti e il coinvolgimento con diverse realtà con l’obiettivo di pubblicizzare l’intervento formativo proposto e di reclutare i destinatari (45 educatori professionali).

L’attività di diffusione è avvenuta attraverso seminari, convegni, mass-media ( quotidiani locali e nazionali, radio), coinvolgendo gli attori del Bottom Up, ossia parti sociali, enti, associazioni, ecc. che hanno contribuito alla pianificazione, realizzazione e valutazione del progetto "Attese Educative". E’ stato costituito, inoltre, un gruppo di diffusione permanente che ha attuato interventi di informazione e distribuito il materiale informativo in diversi settori.

La selezione dei partecipanti è avvenuta sulla base dei titoli ( il possesso del titolo di educatore professionale ) e sulla base della motivazione a seguire il corso, individuata attraverso un colloquio orientativo- motivazionale che esplorava diverse aree di interesse professionale.

Raccogliendo le possibili difficoltà che potevano insorgere a frequentare l’intero ciclo formativo con il carico di lavoro talvolta insostenibile per i lavoratori dipendenti, i partecipanti sono stati stimolati ad avvalersi della possibilità di usufruire delle ore che per legge sono previste per l’aggiornamento professionale.

La valutazione della selezione ha permesso di individuare l’età media dei partecipanti (33 anni), il sesso (84% erano donne), l’anzianità del possesso del titolo di studio ( il 67% aveva conseguito il diploma di educatore da meno di 5 anni, il 23% da più di 5 anni), il tipo di scuola frequentata ( il 57% aveva frequentato una scuola pubblica, il 43% un corso privato). Un dato interessante è che tutti non avevano avuto l’opportunità di seguire dei corsi di aggiornamento nei settori da noi individuati. Il 39% aveva qualche nozione sui nomadi ed immigrati, l’86% aveva informazioni scollegate e parziali sui nuovi adolescenti, mentre solo il 10% aveva sentito parlare delle problematiche sui malati terminali.


Fase della realizzazione dell’attività formativa

Conclusa la fase di selezione dei partecipanti al Corso, sono stati individuati gli attori coinvolti nell’attività (tutor, docenti, direttore didattico) sulla base dell’esperienza e della preparazione accademica e sul campo nei settori di pertinenza del progetto. Ogni docente ricopriva una posizione chiave all’interno dell’organismo in cui lavorava per cui rappresentava un portatore di informazioni, competenze, esperienze nuove ed aggiornate nel proprio campo di studio.

Nel corpo docenti sono stati inseriti anche degli educatori professionali con l’intento di creare una possibilità di confronto con i colleghi discenti sulle conoscenze, competenze e problematiche incontrate nel loro lavoro quotidiano a contatto con i nomadi ed immigrati, con gli adolescenti, con i malati terminali oltre che sulle difficoltà sperimentate come categoria professionale non pienamente riconosciuta e tutelata.

La progettazione del corso di aggiornamento è iniziata già nella fase di ricerca nella quale si è avviata una riflessione con gli esperti consultati sui contenuti più appropriati per fornire nuovi stimoli sui quali integrare la formazione dell’educatore professionale. Sono state utilizzate più tipologie di docenti con esperienze sul campo nei vari settori al fine di arricchire con diversi approcci le possibilità di riflessione su altrettante modalità di lavoro nello stesso campo.

Tale pluralità ha permesso ai partecipanti di avere maggiori possibilità di contatti, una visione delle tematiche approfondite ampia in relazione alle esperienze professionali e ai contesti formativi e lavorativi dei formatori eterogenei e diversi e , infine, un quadro completo delle risorse sul territorio per eventuali future collaborazioni.

Gli obiettivi formativi di base ( sapere, saper fare, saper essere) possono essere così sintetizzati:

  1. sviluppare conoscenze e competenze sulle problematiche relative al mondo dei nomadi e alla loro cultura;

  2. cogliere le differenze culturali e le conseguenti difficoltà di adattamento degli immigrati extracomunitari presenti nel nostro Paese;
  3. essere in grado di comprendere il fenomeno dell"allungamento dell’età adolescenziale" per i nuovi giovani e le conseguenti difficoltà psicologiche di dipendenza dalla famiglia e di ricerca di indipendenza lavorativa;
  4. saper individuare le dinamiche emergenti nel rapporto col malato terminale e le strategie di sostegno per la sua famiglia;
  5. essere in grado di utilizzare le tecniche di comunicazione con le diverse realtà suesposte;
  6. essere in grado di saper utilizzare strumenti e conoscenze pratiche per poter sviluppare attività finalizzate al mondo del lavoro (contatti con le istituzioni pubbliche, creazione di cooperative, ecc.).

La differenza di tematiche fra i tre moduli ha portato ad una notevole differenza di impostazione degli stessi docenti. Il modulo sui nomadi ed immigrati è stato caratterizzato da un tipo di lezione frontale, pur con l’ausilio di strumenti audiovisivi e di riflessione in aula.

Il modulo sui malati terminali ha richiesto un lavoro di tipo esperenziale per le caratteristiche dell’argomento e per la formazione dei docenti per lo più psicologi, formatori di gruppi di volontari, sociologi, ecc.

Nel modulo sugli adolescenti, infine, il tipo di formazione è stato misto, con l’analisi dei casi, soprattutto perché l’argomento era già vicino al mondo lavorativo ed alla preparazione degli educatori professionali.

Ogni modulo non ha avuto la pretesa di esaurire, in 100 ore, la complessità degli argomenti trattati, ma intendeva fornire validi elementi teorici e spunti di riflessione preparando così la strada a quel processo di autoformazione a cui tende ogni tipo di professione.

Le metodologie utilizzate rappresentano, oltre ai contenuti, un altro aspetto innovativo del progetto "Attese Educative", in quanto l’approccio alle differenti tematiche avveniva su scansioni temporali ben definite , sul modello della full immersion e sulla sequenzialità delle fasi formative. La formazione degli adulti si basa su principi diversi rispetto a quella dei giovani in età di sviluppo, per cui l’acquisizione di nuove competenze si inserisce su conoscenze e schemi già consolidati.

Per tale motivo sono state adottate metodologie didattiche prevalentemente di tipo interattivo: apprendimento attraverso discussioni di gruppo, simulazioni, giochi di ruolo, esercizi di problem solving, in modo da favorire il trasferimento delle informazioni non in senso unidirezionale ma in senso circolare.

Più precisamente, l’attività formativa è stata articolata dalla ripetizione in sequenza di un ciclo-tipo.

L’intervento formativo, durato 18 mesi, è stato diviso in tre cicli di 312 ore ciascuno.

Ogni ciclo è stato articolato in quattro moduli:

I modulo I nomadi e gli immigrati (100 ore)

II modulo I malati terminali (96 ore)

III modulo I "nuovi adolescenti" (104 ore)

IV modulo Sbocchi occupazionali ed imprenditorialità (12 ore).

A conclusione del ciclo, ogni educatore otteneva un certificato di frequenza al corso di aggiornamento, che ha permesso di "spendere" le competenze acquisite in varie aree di mercato relative ad altrettanti sbocchi occupazionali (organismi istituzionali, pubblici e privati,ecc.).


Fase della valutazione

L’attività di monitoraggio e di valutazione si è collocata in questo contesto come un supporto qualificato alla progettazione dell’azione formativa ed uno stimolo alla sua analisi, su tre livelli strategici:

Il modello di valutazione adottato non si è limitato nell’atto formale di espressione del giudizio, bensì si riflette su tutta una serie di strumenti, tecniche e metodi standard finalizzati a fornire indicazioni per impostare e ricalibrare i processi formativi sia in itinere che alla fine dell’intervento.

Nella fase della ricerca la valutazione ha permesso di rilevare e censire i bisogni formativi. Nella fase della realizzazione dell’intervento, il processo valutativo ha condotto alla

individuazione dei soggetti coinvolti . alla taratura degli strumenti formativi e alla definizione degli standards operativi.

Il problema del monitoraggio, in particolare, è stato analizzato rispetto all’intervento formativo nel suo complesso, alle attività degli utenti e agli strumenti di autovalutazione, attraverso strumenti di indagine ( questionari di indagine /rilevazione ) e attraverso questionari di entrata, intermedi e di uscita somministrati agli allievi per ogni modulo .

Le riunioni con i docenti all’inizio e alla fine di ogni modulo , finalizzate a mantenere il filo conduttore del corso e l’unitarietà degli obiettivi , hanno costituito il luogo privilegiato per avviare una riflessione sull’evoluzione del corso e sugli eventuali cambiamenti " correttivi" da apportare, monitorando ciclo per ciclo, modulo per modulo l’intervento al fine di favorire l’efficacia e, quindi, il conseguimento degli obiettivi preposti.

Ciascun modulo è stato predisposto con un intervento di presentazione all’inizio e di verifica strategica alla fine, condotto da psicologi. Il primo incontro ha avuto l’intento di analizzare il rapporto tra obiettivi e aspettative sull’argomento da trattare e di fare un "contratto di formazione sull’intero modulo": Sono stati, quindi, presentati i docenti, il contenuto delle lezioni e il senso complessivo del modulo.

L’ultimo incontro permetteva , invece, di valutare con l’aula la differenza tra le aspettative iniziali e il risultato finale sul reale svolgimento del modulo ed ha costituito uno spazio di rielaborazione concettuale dell’esperienza complessiva.

Seguendo tale metodologia, infatti, alcuni docenti sono stati sostituiti non sulla base delle competenze già ampiamente valutate, ma sulla base dell’aderenza ai bisogni formativi specifici degli educatori professionali che richiedevano una diretta ricaduta su pratiche e strumenti applicabili in ambito lavorativo.

Mettendo in relazione i risultati in uscita con i dati in ingresso (efficienza) la valutazione ha permesso di verificare il livello di qualità della formazione, cioè il grado di modificazione del discente sul piano degli atteggiamenti e delle capacità (efficacia).


Alcuni risultati e considerazioni.

Daremo in questa sede una valutazione sintetica complessiva dell’attività formativa, avvalendoci di alcuni grafici.

Un primo dato importante è che gli allievi iscritti sono stati 49 ( 45 allievi previsti più 4 uditori ). In questo numero rientrano sia coloro che , dopo l’iscrizione, hanno abbandonato il corso prima della sua naturale conclusione, che coloro che hanno concluso con successo il ciclo formativo. Gli allievi che hanno terminato il percorso formativo sono stati 44, il 90% circa degli iscritti. In particolare, il primo ciclo ha registrato il tasso più alto di partecipazione (94%) rispetto all’88% del secondo ciclo e all’87% del terzo ciclo.

Il grafico 7 evidenzia il disperdio tra iscrizioni, inizio e termine dei tre cicli.

Il tasso di abbandono, che è l’indicatore fisico che fornisce dati sul prodotto dell’azione formativa in termini di efficienza, nel presente studio assume un andamento variabile che può essere dipeso sia dagli eterogenei interessi mostrati dall’utenza verso la professionalità che si è intesa acquisire, sia da tanti altri fattori legati al contesto socio – economico di ogni allievo . I lavoratori dipendenti, maggiormente presenti nel primo ciclo, hanno potuto garantire probabilmente una maggiore presenza in quanto potevano usufruire delle ore di permesso che per legge spettano loro per l’aggiornamento.

Coloro i quali, invece, lavoravano come collaboratori e avevano, quindi, una precarietà occupazionale, hanno trovato delle difficoltà a seguire il corso sia per il carico di lavoro sia per l’esigenza fortemente sentita di non perdere delle ore lavorative, pur mostrando interesse verso l’iniziativa.

La verifica dell’efficacia dell’azione formativa è schematizzata dagli istogrammi allegati che sono solo una parte di tutto il modello finale di valutazione.

I dati esposti in grafici possono commentare, seppure molto sinteticamente, l’andamento pedagogico di ogni singolo modulo nel suo insieme e valutare:

Il grafico 1 evidenzia la valutazione globale di entrata, sottoposta all’inizio di ogni ciclo ad ogni allievo, per valutare le sue conoscenze all’ingresso.

I dati grezzi esposti in grafico fanno emergere chiaramente che la conoscenza degli allievi rispetto agli argomenti proposti, che erano una parte dei contenuti del corso, si colloca tra il sufficiente e il nullo, confermando ulteriormente il fabbisogno formativo nei settori approfonditi dal progetto "Attese Educative".

Dalla lettura dei dati rappresentati nei grafici 2 3 e   4 , emerge chiaramente una valutazione globale del corso positiva, a conclusione del quale la maggior parte degli allievi ritiene di aver appreso qualcosa di utile (38 su 3), di considerarsi più aggiornato rispetto a prima (29 su 12) e di aver imparato a fare meglio l’educatore.

Rispetto alle metodologie adottate, i grafici 10a,10b,10c rilevano che la maggior parte delle valutazioni è tra il buono e il sufficiente. La valutazione "insufficiente" non è data alle lezioni ma prevalentemente alle "esercitazioni e lavoro di gruppo".

Tutti i partecipanti hanno dichiarato che il corso è stato utile per la loro professionalità. Solo un partecipante riporta di aver ottenuto "solo un po’" di vantaggi, tutti gli altri dichiarano di essere stati "abbastanza", "molto", "moltissimo" soddisfatti.

L’unico aspetto di criticità rilevante viene espresso per le "esercitazioni", ritenute insufficienti rispetto alle "lezioni" e alla "discussione in aula", verso cui sono stati espressi giudizi molto positivi, in termini di interesse e approfondimento.

Questo aspetto ha riguardato soprattutto quelle tematiche in cui il contenuto rendeva difficile l’impiego di tecniche di apprendimento improntate sul role play e sulle simulate, essendo aree di approfondimento altamente teoriche.

Da questa panoramica si possono intravedere due rilievi conclusivi molto consistenti:

I dati forniti, seppure sinteticamente, costituiscono indicatori legati alla formazione in senso stretto, analizzata sotto il profilo dell’acquisizione delle conoscenze e delle capacità operative. Si impone, tuttavia, per completare il quadro generale del processo valutativo, una riflessione su un altro indicatore in grado di dare informazioni attendibili sulla correlazione fra azione formativa e ricaduta occupazionale ( trasferibilità e ripetibilità del modello).

Considerando i tempi stretti tra la sperimentazione del modello formativo da noi proposto ed attuato e le possibili ricadute occupazionali, possiamo fornire alcuni dati parziali ma significativi acquisiti tramite interviste dirette agli allievi.

Alcuni allievi, venendo a contatto con altre realtà , hanno maturato l’orientamento a dedicarsi ai settori inerenti le aree tematiche approfondite durante il corso., trovando lavoro in alcune delle associazioni che hanno collaborato alla realizzazione del progetto.

Altri allievi si sono mostrati intenzionati a frequentare ulteriori corsi di aggiornamento sia all’interno della nostra struttura che all’esterno.

Questo significa che il momento formativo in senso stretto anche quando finisce col non essere immediatamente funzionale all’occupazione certamente rappresenta una risorsa di cui il discente si avvale aprendosi con più sicurezza ad un mondo ancora ostico come quello del lavoro.